Nell’ambito della sanità pubblica e privata accade di sovente che i medici arrechino danni alla salute dei propri pazienti (c.d. errore medico).

Per configurarsi delle responsabilità e risarcimenti a carico dei sanitari sarà necessario accertare che questi siano rimproverabili per non aver agito correttamente.

Ai sensi dell’art. 2236 c.c. il medico, qualora la prestazione comporti la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, risponde dei danni provocati solo se ha agito con dolo o colpa grave. L’art. 2236 c.c. è applicabile oltre che nel campo contrattuale, anche in ambito extracontrattuale, in quanto prevede un limite di responsabilità per l’attività professionale in generale, sia che si svolga sulla base di un contratto, sia che venga considerata al di fuori di un rapporto contrattuale vero e proprio.

Ricordando che la riforma del 2017 ha tracciato una sorta di doppio binario per quanto concerne la responsabilità del medico e della struttura sanitaria (contrattuale la responsabilità della struttura ed extracontrattuale quella del medico, salvo che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione assunta con il paziente), qui di seguito alcuni brevi cenni sulla responsabilità del medico in ambito sanitario.

Errore medico risarcimento

Si parla di responsabilità contrattuale come detto quando il sanitario abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattualmente assunta con il paziente.

In tal caso il paziente (per quanto riguarda l’onere della prova) deve provare che l’inadempimento del sanitario sia idoneo a cagionare il danno, mentre spetterà al medico dimostrare con ampio margine di certezza scientifica l’assenza di ogni condotta censurabile.

Ogni volta che il sanitario non riesca a fornire con elevato grado di certezza scientifica la prova di una propria estraneità al fatto, lo stesso sarà tenuto, in base al vincolo contrattuale, a risarcire il danno lamentato dal paziente, perché ritenuto in ogni caso generato dalla propria condotta professionale.

Errore medico prescrizione contrattuale

Il paziente potrà agire contro il medico o la struttura nel termine di 10 anni dall’evidenza clinica delle conseguenze dell’errore.

La responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.) implica che il sanitario che nell’adempimento della propria attività professionale abbia cagionato una lesione al paziente sia obbligato a risarcire le conseguenze dannose che il paziente abbia subito.

La lesione può consistere in una malattia oppure in un aggravamento della stessa se già presente.

Affinché possa essere riconosciuta in capo all’esercente la professione sanitaria una responsabilità extracontrattuale occorre verificare e accertare che la condotta del medico sia stata la causa effettiva della lesione subita dal paziente.

In altri termini occorre che il danno subito dal paziente sia causa diretta del cattivo operato del medico. L’errore sanitario quindi deve porsi sul piano della causalità del danno, come elemento che intercede con il normale corso di una malattia, aggravandola o arrivando persino in taluni casi ad esserne la causa.

Errore medico prescrizione extracontrattuale

Il paziente potrà agire per il risarcimento del danno nel termine di 5 anni dall’evidenza clinica delle conseguenze dell’errore.

Errore medico cosa fare

Per provare la responsabilità dell’esercente una professione sanitaria il paziente deve dimostrare il danno subito ed il nesso causale tra lo stesso e il trattamento medico, mentre il sanitario per “liberarsi” di tale responsabilità dovrà provare di aver correttamente eseguito la prestazione medica e quindi l’assenza di colpa, imprudenza, imperizia.

La responsabilità del medico deve essere accertata secondo la regola del “più probabile che non”. Per ricollegare quindi un evento lesivo ad un atto medico colposo occorre che sussista tra i due elementi un nesso causale non in termini di certezza (in sede penale invece la causalità deve essere accertata “oltre ogni ragionevole dubbio”), né di mera possibilità, ma di rilevante probabilità, nel senso che il comportamento commissivo o omissivo del singolo sanitario o della struttura deve aver causato il danno lamentato dal paziente in maniera talmente probabile da rendere più plausibile l’esclusione di altri fattori concomitanti o addirittura assorbenti (ad es. l’esistenza di una pregressa patologia).

Errore medico risarcimento danni

Il paziente che abbia subito dei danni fisici dal cattivo operato medico sanitario può agire per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Danno patrimoniale per errore medico

Il danno patrimoniale risarcibile in caso di malasanità comprende tutte le conseguenze patrimoniali immediate e dirette che derivano dalla lesione apportata al paziente.

Nello specifico il danneggiato da una cattiva prestazione sanitaria può chiedere il rimborso delle spese sostenute per l’ulteriore degenza ospedaliera e per le successive cure a cui ha dovuto sottoporsi (c.d. danno emergente), nonché il risarcimento per il mancato guadagno nel caso ad esempio in cui il paziente sia inabile al lavoro per un periodo determinato (c.d. lucro cessante). Ovviamente queste tipologie di danni vanno provati con idonea documentazione a supporto, altrimenti non saranno presi in considerazione.

Danno non patrimoniale per errore medico

Il danno non patrimoniale invece comprende tutti gli effetti pregiudizievoli che non toccano il patrimonio e che non siano suscettibili di una valutazione meramente economica.

Nel caso di cattivo operato del medico i danni risarcibili non patrimoniali sono il danno biologico (sia temporaneo che permanente), quello morale e da perdita parentale.

Risarcimento danno biologico per errore medico

Per danno biologico si intende la lesione dell’interesse, costituzionalmente garantito, all’integrità fisica della persona. Questo sussiste in presenza di una lesione fisica o psichica della persona, permanente o reversibile, da cui derivi però una compromissione delle attività vitali del soggetto, come ad esempio:

  • la modificazione dell’aspetto esteriore;
  • la riduzione della capacità di relazionarsi con altre persone;
  • la riduzione della capacità lavorativa;
  • la perdita della possibilità di trovare un lavoro.

Affinché il paziente possa ottenere il risarcimento del danno biologico dovuto a una cattiva prestazione medica occorre:

  • che abbia subito una lesione fisica o psichica;
  • che sia stata compromessa una delle attività vitali del soggetto;
  • che vi sia un nesso causale tra la lesione subita e la compromissione della vita del paziente.

Calcolo danno salute da errore medico

I danni da malasanità, conseguenti all’attività dell’esercente la professione sanitaria e della struttura sanitaria pubblica e privata, sono risarciti in base alle tabelle delle micro permanenti di cui al codice delle assicurazioni private (D.lgs. 209/05) sino a 9 punti di invalidità, per le invalidità più elevate (c.d. macro permanenti) si applicano, in attesa della tabella unica di legge (attesa da decenni), quelle in uso nei tribunali e soprattutto nel tribunale milanese.

Risarcimento danno morale per errore medico

Il danno morale patito dalla “vittima” di una prestazione medica mal eseguita, invece, si configura come forma di dolore e di patimento del paziente. E’ in sostanza un turbamento dell’animo, una sofferenza intima che prescinde da eventuali degenerazioni patologiche (ad es. il dolore, la depressione, l’ansia, i patemi d’animo dovuti ad un intervento mal riuscito o alla degenerazione di una patologia mal curata).

Il danno morale è una categoria ontologicamente autonoma da provare rispetto al pregiudizio biologico e in genere viene liquidato in termini economici applicando una percentuale che varia a seconda dell’importanza da ¼ a ½ della somma liquidata per il danno biologico.

Nella quantificazione del danno morale occorre tenere conto delle effettive sofferenze patite dal paziente, della gravità dell’illecito e di tutti gli elementi della fattispecie concreta in modo da rendere la somma liquidata adeguata al particolare caso concreto.

Danno non patrimoniale da perdita parentale per errore medico

Nell’ambito del danno non patrimoniale si ricomprende anche il danno subito dai parenti per la morte di un congiunto per malpractice. In caso di decesso di un familiare il diritto al risarcimento spetta a coloro che possono provare una relazione affettiva con la vittima, che viene liquidata sulla base di tabelle in uso nei tribunali italiani che si basano su un punteggio (valore a punto) che varia in ragione della relazione parentale con il de cuius, nel senso che ci sono alcuni fattori (legami con la vittima) che determinano l’entità del risarcimento (età della vittima, età del congiunto, rapporto di parentela e convivenza).

Infine, nel caso in cui la morte del paziente avvenga a distanza dall’evento (errore medico) si trasmette per successione ai congiunti anche il danno non patrimoniale da inabilità assoluta.

Denuncia malasanità a seguito di errore medico

Inviaci tutta la documentazione medica inerente il tuo caso, possiamo fornirti assistenza, predisporre l’istanza di accesso alla documentazione sanitaria, la relazione medico legale, l’atto di querela, la procedura di mediazione civile, la consulenza tecnica preventiva (c.d. ATP) e l’atto di citazione in giudizio presso il tribunale competente.

Avrai un aiuto senza spese per conseguire il tuo risarcimento malasanità.

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte di RISARCIMENTO DANNI per consetirti una migliore navigazione maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi