In tema di responsabilità professionale medica per la condotta assunta dal personale sanitario dell’ente ospedaliero, appare opportuno ricordare brevemente che ci troviamo nell’ambito della responsabilità di tipo contrattuale da intervento medico ed ha fondamento nell’inadempimento delle obbligazioni (di natura contrattuale) ex art. 1218 e 1228 c.c.

Responsabilità professionale medica: responsabilità contrattuale e onere della prova

Nel caso in cui un paziente sia assistito presso una struttura ospedaliera pubblica, i sanitari, una volta accettato l’impegno di prendere in carico il paziente, sono obbligati a fornire allo stesso una assistenza diagnostico-terapeutica adeguata alle condizioni di salute del paziente e con il dovere di fornire al medesimo la professionalità che il caso di specie richiede.

Ebbene in tali circostanze, nella eventualità di un insuccesso, ovvero dell’insorgenza di un evento avverso nell’ambito del trattamento diagnostico-terapeutico impostato, spetta alla struttura sanitaria, ovvero ai singoli medici che vi hanno operato, fornire la prova che tale insuccesso (o comunque l’evento di danno) è dipeso da fattori imprevedibili ed inevitabili con la comune diligenza, perizia e prudenza applicate dovendosi, in caso contrario, presumere automaticamente la colpa dei sanitari e della struttura che avrebbero dovuto fornire correttamente la necessaria assistenza diagnostica e terapeutica.

Al danneggiato creditore spetta, infatti, l’onere della prova della sussistenza del contratto professionale con la struttura sanitaria, del danno allegato e del nesso causale tra quest’ultimo e le procedure diagnostico-terapeutiche nell’ambito della prestazione d’opera professionale.

Per quanto riguarda il giudizio circa la condotta dei sanitari, a parte attrice spetta non già la dimostrazione, bensì la mera allegazione di un inadempimento c.d. “qualificato”, vale a dire astrattamente idoneo a provocare l’evento di danno.

Se parte attrice ottempera a tutto quanto sopra, spetta a tal punto alle strutture ed ai sanitari debitori, per il principio della “vicinanza alla prova”, dimostrare che non vi è stato inadempimento, o che lo stesso sia dipeso da fatto a loro non imputabile o, ancora, che lo stesso non sia stato causa del danno. Si inverte, cioè, l’onere della prova che in tal modo graverà sulla struttura convenuta e sul personale della stessa. Sul tema rimandiamo al nostro articolo dedicato al errore medico.

Anche la recente legge n. 24/2017 “in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” (c.d. “Legge Gelli”) conferma la natura contrattuale della responsabilità delle strutture sanitarie, anche private, nei confronti dei pazienti ivi ricoverati.

Responsabilità professionale medica e malasanità: risarcimento danni per omessa diagnosi

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