Con questo articolo approfondiamo lo spinoso argomento del risarcimento danni ospedale e vediamo nello specifico come richiedere un risarcimento per una malasanità ospedaliera.

Durante una degenza ospedaliera si può essere vittima di un errore medico con conseguenze anche gravi per la salute delle persone.

Risarcimento danni ospedale: come fare richiesta

In ambito ospedaliero la chirurgia è sicuramente la pratica medica più complessa, ma non sempre gli eventi avversi possono portare in concreto ad un risarcimento per malasanità, infatti spesso queste conseguenze possono essere catalogate come possibili o sfortunate che sfuggono al potere del sanitario (tipo le aderenze intestinali, pelviche e addominali da interventi chirurgici).

Nell’ambito degli interventi chirurgici le complicazioni più frequenti possono riguardare problemi anestesiologici, arresti cardiaci, emorragie, infezioni nosocomiali.

Causa ospedale risarcimento danni

Denunciare una struttura ospedaliera può essere giusto e comprensibile, specie se si è perso un proprio caro a causa di un trattamento sanitario, ma ci si deve affidare e farsi consigliare da un avvocato per malasanità.

E’ molto importante rivolgersi ai professionisti giusti, esperti nella materia della colpa medica perché il rischio di vedere archiviata la propria denuncia è infatti molto molto alto nel nostro ordinamento, così come è molto probabile ricevere con l’archiviazione del caso una controdenuncia per calunnia o diffamazione.

Come fare denuncia contro ospedale ed ottenere il risarcimento danni

Per agire ed andare in causa contro un ospedale la prima cosa da fare è quella di richiedere la cartella clinica per analizzare il caso e le origini del danno iatrogeno.

Nei casi più gravi si può anche pensare di denunciare direttamente i medici coinvolti nel termine di 3 mesi dal giorno in cui il paziente ha subito il danno o ha scoperto di aver patito un danno cagionato da una cattiva prestazione sanitaria.

Perché la denuncia penale non conviene

Se si vuole procedere infatti nel penale le denunce devono partire nel termine di 90 giorni dall’errato intervento chirurgico.

Affidarsi a legali competenti che seguono la materia della malasanità a 360 gradi è fondamentale, non si devono conferire mandati ad avvocati penalisti che si occupano di tutt’altro. Infatti il 90% circa delle denunce penali vengono archiviate con pregiudizio serio anche al risarcimento civilistico.

Un legale esperto in ambito sanitario potrà infatti spiegare alla famiglia aspetti positivi e negativi di una denuncia penale e soprattutto chiarire che spesso può essere anche controproducente agire nel penale in caso di archiviazione del caso.

Se infatti il danneggiato si vedrà archiviata la propria denuncia penale, potrebbe essere anche penalizzato in sede civile per la pratica risarcitoria potendo la struttura sanitaria e il medico coinvolto rilevare la presenza di una perizia nel fascicolo penale che li scagiona in toto da ogni responsabilità.

Risarcimento Ospedale: i motivi per agire solo in sede civile

In ambito civile ci sono 10 anni di tempo per procedere.

Sappiamo infatti che nel penale la causalità deve essere accertata “oltre ogni ragionevole dubbio”, non si parla quindi di una mera possibilità, ma di una rilevante probabilità, nel senso che il comportamento commissivo o omissivo del singolo sanitario o della struttura deve aver causato il danno lamentato dal paziente in maniera talmente probabile da rendere più plausibile l’esclusione di altri fattori concomitanti o addirittura assorbenti, mentre in sede civile la responsabilità del medico deve essere accertata più semplicemente secondo la regola del “più probabile che non”.

In sintesi mentre nel penale per arrivare ad una condanna occorre la certezza assoluta, nel civile occorre semplicemente che il fatto sia accaduto con una ragionevole probabilità logica.

Ottenimento del risarcimento danni ospedale

La parte danneggiata che ha subito dei danni a causa di trattamenti medici può procedere per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Il danno patrimoniale risarcibile comprende tutte le conseguenze patrimoniali dirette patite dal paziente (rimborso delle spese sostenute per la degenza ospedaliera e per le successive cure c.d. danno emergente, nonché il mancato guadagno c.d. lucro cessante), queste tipologie di danni vanno provati con idonea documentazione a supporto altrimenti non saranno prese in considerazione.

Il danno non patrimoniale invece comprende tutti gli effetti pregiudizievoli che non toccano il patrimonio e che non sono suscettibili di una valutazione meramente economica (danno biologico, morale e danno parentale per malasanità).

Nell’ambito del danno non patrimoniale si ricomprende infatti anche il danno da perdita parentale subito per la morte di un congiunto. In caso di decesso di un familiare il diritto al risarcimento da morte spetta a coloro che possono provare una relazione affettiva con la vittima, che viene liquidata in ragione della relazione parentale con la persona deceduta.

I danni da malasanità sono risarciti in base alle tabelle delle micro permanenti di cui al codice delle assicurazioni private (D.lgs. 209/05) sino a 9 punti di invalidità, per le invalidità più elevate si applicano le tabelle in uso nei tribunali in attesa della tabella unica di legge.

Per portare degli esempi pratici in merito al risarcimento dei danni ospedalieri vediamo alcuni casi risolti con successo dall’Avv. Riccardo Leone, professionista specializzato per casi di malasanità ospedaliera con studio a Roma e Napoli.

Caso su Roma per errata valutazione rischio caduta paziente

La storia del caso: nel maggio 2018 il Sig. G.M. veniva portato al pronto soccorso dell’Ospedale S.P. di Roma per un evento sincopale avvenuto nella pubblica via. Dopo tre giorni di attesa in pronto soccorso veniva ricoverato presso il reparto di Medicina d’Urgenza.

La valutazione da parte del personale medico ospedaliero (Scala Conley valutazione del rischio di caduta del paziente) effettuata all’ingresso in reparto non teneva conto dell’episodio sincopale. Nei giorni seguenti gli episodi sincopali si ripetevano frequentemente.

Nella notte del 18 maggio il paziente cadeva a terra dal letto riportando una ferita lacero contusa di circa 4 cm in sede frontale e vasto ematoma zigomatico a sinistra. L’esame strumentale del cranio evidenziava una falda di versamento ematico subdurale e la frattura composta della massa laterale dell’atlante.

A fine maggio il paziente entrava in uno stato di coma, con infezioni opportunistiche a carico del torrente ematico, dell’apparato respiratorio ed urinario. I primi di giugno sopraggiungeva il decesso per insufficienza multi organo in paziente in stato di coma.

Responsabilità del personale ospedaliero: valutato il caso dalla medicina legale emergeva la grave responsabilità dei sanitari dell’Ospedale per non avere effettuato una preventiva analisi e valutazione delle reali condizioni di salute del paziente nel corso della prima parte della degenza ospedaliera e conseguente mancata valutazione del rischio di caduta dello stesso durante la propria permanenza a letto.

La mancata diagnosi risultava ingiustificabile ed inspiegabile proprio per la storia clinica del paziente durante la degenza ospedaliera precedente alla caduta, ripetuti episodi di perdita transitoria della coscienza sincopi che avrebbero dovuto indurre i sanitari all’utilizzo di idonei presidi (sponde al letto) finalizzati proprio ad evitare siffatti eventi di danno a carico del paziente.

Risarcimento per errore medico: riscontrata la responsabilità del personale medico operante nel presidio ospedaliero, la ASL provvedeva a risarcire i familiari del Sig. G.M. per l’importo complessivo di Euro 400 mila.

Caso su Napoli di mancata errata diagnosi

La storia del caso: In data 26 dicembre 2022, intorno alle 13:00 circa, il Sig. G.I., accusando fortissimo dolore alla testa, unitamente a episodi di vomito persistenti, veniva accompagnato dai familiari al pronto soccorso dell’Ospedale E. di Napoli.

A seguito della visita medica di Pronto Soccorso, sebbene il paziente presentasse una fortissima cefalea (il paziente indicava infatti ai sanitari che la testa gli scoppiava) e vomito profuso di evidente natura non alimentare, veniva dimesso intorno alle ore 16:00 con la diagnosi principale di ipertensione, quando invero nessun valore propendeva per tale diagnosi, oltre tutto patologia (crisi ipertensiva) per la quale non aveva mai sofferto il paziente.

Purtroppo il Sig. G.I. nella notte/mattina del giorno seguente per l’aggravarsi delle condizioni (aveva una emorragia cerebrale in corso), dapprima veniva accompagnato nuovamente presso il Pronto Soccorso del medesimo Ospedale (alle ore 4:03 del 27/12/2022) ed all’esito della Tac cranio trasportato con urgenza a mezzo ambulanza del 118 al Presidio Ospedaliero dell’Ospedale M. di Napoli, oramai gravissimo in coma cerebrale.

Veniva ricoverato in condizioni cliniche disperate nel reparto di rianimazione e terapia intensiva dove permaneva sino alla data del 10/01/2023, quando alle ore 21 circa ne veniva constatato il decesso.

Responsabilità del personale ospedaliero: valutato il caso dalla medicina legale emergeva la grave responsabilità da parte dei sanitari dell’Ospedale E. di Napoli nell’aver provocato la morte del paziente per non avere predisposto le immediate e necessarie misure diagnostiche e terapeutiche che avrebbero certamente potuto salvare il paziente.

Risarcimento per errore medico: riscontrata la responsabilità del personale medico operante nel presidio ospedaliero, la struttura sanitaria provvedeva a risarcire la moglie e i figli per l’importo complessivo di Euro 600 mila.

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