Il risarcimento del danno biologico patito dal lavoratore nello svolgimento e a causa delle sue mansioni è stato inserito nel sistema assicurativo previdenziale ad opera del Decreto Legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000, che si innesta nell’impianto del Testo Unico contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (D.P.R. N.1124/65).

L’intervento del legislatore del 2000 si era reso necessario per dare conto ad un mutato quadro socio economico ed al fine di allineare il sistema degli indennizzi assicurativi dell’ente previdenziale a numerosi interventi di dottrina e giurisprudenza, anche della Corte Costituzionale, sulla materia del risarcimento del danno alla persona del tutto orientati nel rispetto del principio di uguaglianza tra danneggiati.

In sintesi, si era manifestata l’esigenza di rimediare alla disparità di trattamento che si era venuta a creare tra il danneggiato che veniva risarcito in ambito civile e quanto riceveva come indennizzo, in virtù del diritto previdenziale, il lavoratore infortunato e che, invece, avrebbe dovuto ricevere tutela del tutto privilegiata in ragione della sua importanza nella scala sociale e protezione costituzionale.

Il danno biologico da infortunio sul lavoro

Dopo molteplici inviti del giudice costituzionale, secondo cui lo stesso tipo di lesione non poteva essere valutato in maniera del tutto diversa da soggetto a soggetto, veniva quindi finalmente inserito dal Governo all’articolo 13 del D.lgs. n. 38/2000 il danno biologico: inteso come lesione all’integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico legale della persona, con prestazioni di ristoro del danno determinate indipendentemente dalla capacità di produrre reddito da parte del danneggiato. Il danno biologico diveniva, quindi, voce di danno comune sia in diritto civile che in ambito assicurativo previdenziale, punto di collegamento tra la disciplina dei fatti illeciti e il settore delle assicurazioni sociali.

Il D.lgs. n. 38/2000 ha, inoltre, profondamente modificato il sistema Inail previgente: ampliando la platea dei lavoratori assicurati estesa anche ai dirigenti, ai lavoratori parasubordinati, agli sportivi professionisti e ad alcune tipologie di autonomi come gli artigiani e i coltivatori diretti; introducendo la tutela assicurativa anche agli spostamenti di lavoro, cosiddetto infortunio in itinere, inserito all’articolo 12; riducendo la franchigia (scopertura assicurativa) dagli originali 10 punti di invalidità agli odierni 5 punti, con la previsione di una zona intermedia tra il 6% e il 15% per la liquidazione di un indennizzo in conto capitale e la previsione di una rendita vitalizia mensile per le menomazioni di grado superiore al 15% (somma che viene calcolata anche applicando un coefficiente moltiplicatore della retribuzione da prendere a base per l’indennizzo delle conseguenze della menomazione); prevedendo, altresì, delle tabelle c.d. delle menomazioni in base alle quali determinare gli indennizzi corrisposti dall’ente previdenziale Inail. Le tabelle indicate nell’articolo 13 del D.lgs. n. 38/2000 (denominate: tabella delle menomazioni – tabella indennizzo danno biologico – tabella dei coefficienti) saranno poi approvate dal Ministero del Lavoro con il D.M. 12/07/2000 e del tutto ispirate al modello di quantificazione dei Tribunali, con valori il più possibile vicini a quelli della tabellazione medico legale per la responsabilità civile, proprio al fine di non penalizzare, come detto, il lavoratore infortunato dagli altri danneggiati in ambito comune.

L’elenco delle menomazioni, sia per gli infortuni che per le malattie professionali (tecnopatie), nel nuovo sistema tabellare appare fortunatamente molto elevato nel numero dei casi previsti e segue una numerazione progressiva (per apparati, sensi, tessuti di riferimento), con descrizione della menomazione esplicitata nelle singole voci e riferibile al valore massimo indicato in tabella. In particolare nelle tabelle, oltre a talune indicazioni percentuali indicate in misura fissa, altre appaiano con la dicitura “Fino a, Maggiore di, Minore di”. Nel caso di danni composti da più menomazioni, la valutazione complessiva non potrà essere la somma algebrica delle singole menomazioni, ma si dovrà procedere ad una stima complessiva del danno con riferimento all’entità del pregiudizio effettivo dell’apparato e/o della funzione interessata dalle menomazioni.

Per quanto riguarda la tabella indennizzo del danno biologico, il meccanismo di liquidazione è quello del punto variabile di invalidità, in base all’età, sesso e grado percentuale di invalidità accertato, ed infine al coefficiente da utilizzare per la determinazione della percentuale di retribuzione da prendere a base per l’indennizzo delle conseguenze della menomazione.

Procedere al risarcimento del danno biologico con assistenza gratuita

Il lavoratore infortunato che voglia ricevere indicazioni ed una valutazione in merito alla propria menomazione dell’integrità psico-fisica (danno biologico) ed il relativo indennizzo Inail, può rivolgersi a noi in modo del tutto gratuito.

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