Nel presente articolo si intende chiarire il significato e le varie tipologie di infortunio in itinere secondo la legislazione vigente e in quali casi sia possibile richiedere il risarcimento del danno e l’indennizzo INAIL.

Cosa si intende per infortunio in itinere?

Per infortunio in itinere si intende quello intervenuto nel tragitto casa lavoro e viceversa.

Per luogo di abitazione si intende il luogo nel quale si svolge la personalità dell’individuo, coincidente in genere con la comunità familiare, mentre per luogo di lavoro si deve intendere non solo il luogo della prestazione lavorativa, ma anche qualsiasi altro luogo in cui il lavoratore debba trovarsi in esecuzione del rapporto contrattuale (in occasione di lavoro).

Per quanto riguarda la determinazione del luogo di inizio del tragitto per la giurisprudenza questo inizia o finisce non dall’uscio di casa, bensì da dove finiscono le pertinenze di essa, con la motivazione che negli spazi di proprietà e condominiali il controllo delle condizioni di sicurezza appartiene al lavoratore proprietario o comunque ivi residente.

È stata così esclusa l’indennizzabilità dell’infortunio occorso ad esempio in caso di caduta in motorino sulla rampa di discesa al garage perché in cattive condizioni, nel caso di una caduta per le scale condominiali o per una scivolata sul portone di casa.

Il D.Lgs. n. 38/2000 ha previsto all’articolo 12 il c.d. infortunio in itinere ossia l’evento dannoso che si verifica durante:

  • il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione (compreso quella della famiglia del lavoratore, diverso dalla dimora stabilita per motivi di vicinanza al lavoro, purché sia riscontrabile l’inerenza del viaggio all’attività lavorativa) a quello di lavoro;
  • il tragitto che collega due luoghi di lavoro nel caso in cui il lavoratore abbia più rapporti o sedi di lavoro;
  • il percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti nel caso in cui il lavoratore non disponga di una mensa aziendale;
  • l’abituale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro anche se il lavoratore utilizza la bicicletta o il servizio di bike sharing indipendentemente dal percorso compiuto (pista ciclabile o strada aperta traffico di veicoli a motore);
  • la trasferta del lavoratore tranne nel caso in cui l’infortunio sia avvenuto con modalità e in circostanze che non implicano alcun collegamento con l’attività svolta in trasferta, e cioè tutte le volte in cui il soggetto pone in essere un rischio diverso e aggravato rispetto a quello normale, individuato come tale secondo un criterio di ragionevolezza. Gli infortuni che si verificano negli spostamenti dall’albergo alla sede di lavoro e viceversa non sono da considerare in itinere, ma accaduti proprio in occasione di lavoro e quindi come tali del tutto coperti e indennizzabili dall’assicurazione previdenziale Inail; lo stesso discorso vale per quelli occorsi all’interno della stanza d’albergo in cui il lavoratore soggiorna temporaneamente (Inail circolare n. 52/2013);
  • il percorso necessario per recarsi ad una riunione promossa dal datore di lavoro presso la sede abituale o altra location di lavoro.

Infortunio in itinere risarcimento danni

È risarcibile l’infortunio che si verifica nel “normale percorso” casa lavoro (e viceversa) che sia il più breve e diretto. Per normale percorso si deve intendere quello che il lavoratore svolge per raggiungere nel minor tempo possibile, tenuto conto delle condizioni stradali e del traffico quotidiano, il luogo di lavoro o la propria abitazione. Si può però scegliere il percorso più lungo se giustificato da particolari condizioni (ad es. strada chiusa per lavori, traffico ecc.).

É sempre indennizzabile l’infortunio occorso al lavoratore ove sia derivato da eventi dannosi, anche imprevedibili ed atipici, indipendenti dalla condotta volontaria dell’assicurato, dal momento che il rischio inerente il percorso fatto dal lavoratore per recarsi al lavoro è protetto in quanto ricollegabile, pur in modo indiretto, allo svolgimento dell’attività lavorativa con il solo limite del c.d. rischio elettivo (cioè laddove l’evento dannoso è dipeso da un proprio comportamento o decisione), inteso come quello che, estraneo e non attinente all’attività lavorativa, sia dovuto ad una scelta arbitraria del dipendente, che crei ed affronti volutamente, in base a ragioni personali, una situazione diversa da quella ad essa inerente, ponendo così in essere una causa interruttiva di ogni nesso causale tra lavoro, rischio ed evento.

Nel caso di interruzioni o deviazioni è ammesso il risarcimento?

No, a meno che le interruzioni non siano necessarie e ciò si verifica quando:

  • sono dovute a causa di forza maggiore (ad es. albero caduto sulla strada che impone di effettuare una deviazione necessaria);
  • sono dovute ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti (ad es. soccorso di ferito con necessario trasporto all’ospedale).

Le brevi soste che non espongono il lavoratore ad un rischio più alto da quello che avrebbe dovuto affrontare se il normale percorso casa-lavoro fosse stato compiuto senza interruzione (ad es. sosta per fumare una sigaretta) non fanno venire meno il collegamento tra infortunio e lavoro e perciò non escludono l’indennizzabilità dell’infortunio stesso.

L’interruzione non necessitata, come ad esempio una sosta volontaria al bar, va inquadrata nel rischio elettivo, che, in quanto dovuto ad una libera scelta del lavoratore, sarà idonea ad escludere il nesso causale se non necessaria (come ad esempio la necessità di un breve riposo durante un lungo percorso o quella di soddisfare esigenze fisiologiche) e se protrattasi per un arco temporale eccessivamente lungo e quindi tale da far venire meno l’essenziale nesso causale tra infortunio e lavoro (ad esempio sosta non necessaria di un’ora all’Autogrill).

Infortunio sul lavoro in itinere e la necessità del mezzo privato

L’uso del mezzo privato costituisce un aggravamento del rischio rispetto al mezzo pubblico, considerato lo strumento normale di mobilità e pertanto il parametro, unitamente al percorso a piedi, della incondizionata indennizzabilità dell’infortunio in itinere. Pertanto l’incidente occorso con il mezzo privato è indennizzabile solo quando questo è necessitato.

Al riguardo non sussiste una vera e propria graduatoria di rischio tra i vari mezzi privati (auto, moto, trattore, bicicletta, scooter).

Sul concetto di necessità del mezzo privato ci sono orientamenti contrastanti ma che di fatto convergono nell’onere per l’infortunato di dover dare la prova di particolari necessità nell’utilizzo del mezzo privato, specie se il tragitto è breve, quindi agevolmente percorribile a piedi e/o per la presenza di adeguati mezzi pubblici.

In caso di uso di mezzo privato è ammesso il risarcimento?

Sì, se necessitato e ciò si verifica quando:

  • mancano i mezzi pubblici;
  • esistono mezzi pubblici ma non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro;
  • l’utilizzo dei mezzi pubblici è eccessivamente disagevole o gravoso in relazione alle esigenze di vita familiare del lavoratore;
  • la distanza dal mezzo pubblico è eccessivamente lunga da percorrere a piedi.

Al riguardo, l’infortunio in itinere non può però essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sia spostato con il proprio mezzo dal luogo della propria dimora al luogo di prestazione dell’attività lavorativa, nel caso in cui l’uso del veicolo non rappresenti una necessità, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento più idoneo da utilizzare per recarsi alla propria sede di lavoro in quanto comporta il minimo grado di esposizione ai rischi della strada.

È riconosciuto l’indennizzo anche nel caso in cui il lavoratore utilizzi nell’ambito degli spostamenti di lavoro la macchina aziendale per effettuare uno dei tragitti sopra indicati.

È bene ricordare che in ogni caso restano esclusi gli infortuni direttamente dovuti all’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni. L’assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida.

Infortunio in itinere cosa fare

Il lavoratore che necessiti informazioni in merito al proprio infortunio e chiarimenti circa i suoi rapporti con l’Inail può rivolgersi a noi in modo del tutto gratuito.

Esponici quindi il tuo caso, possiamo fornirti assistenza, anche medico legale per la richiesta di collegiale medica, predisporre ricorsi amministrativi e giudiziali.

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